Baia, Bacoli e Miseno

Baia, Bacoli e Miseno 2017-10-25T19:53:54+00:00

Il territorio di Baia e Bacoli rappresenta un’area ricca di antiche testimonianze, nonostante un tessuto urbano tra i più densamente abitati d’Europa. Con baia si raggiunge la parte più ricca dell’archeologia flegrea. Le grandiose rovine di epoca romana testimoniano l’antico splendore, quando la zona era il centro di villeggiatura più elegante, famosa inoltre per le sue acque termali, intensamente sfruttate. La vita lussuosa e dissoluta che vi si conduceva provocò le invettive di Seneca e Properzio, mentre Orazio ne descrisse il golfo come ” il più incantevole del mondo”. La maggior parte dei favolosi edifici di Baia è stata sommersa dal mare, in seguito a fenomeni bradisismici. Queste rovine costituiscono il Parco Archeologico Sommerso di Baia, visitabile tramite escursioni con apposite barche con fondo trasparente e immersioni subacquee guidate. Sono visibili pavimenti in mosaico, mura, colonne, e altri resti. Al centro dell’area è la villa di Lucio Pisone, suocero di Giulio Cesare. Presso la Punta Epitaffio è stato riscoperto un lussuoso ninfeo dell’imperatore Claudio, sontuosa sala decorata di splendide statue che ora, ripescate sott’acqua, sono esposte al Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello Aragonese. Punta Epitaffio deve il suo nome all’epitaffio che Don Pedro D’Aragona fece apporre presso i sudatori delle terme, le odierne Stufe di Nerone. Questo promontorio accoglieva in epoca romana un impianto termale; una stampa del XVII secolo mostra gli impianti ancora in buone condizioni e funzionanti, nonostante fossero stati danneggiati dall’eruzione del Monte Nuovo durante il secolo precedente. Successivamente,  il taglio della strada e la demolizione prodotta dalle cave di pozzolana, hanno fatto scomparire quasi interamente gli edifici, che risalivano la collina in successivi ripiani e terrazze. Tutto il versante della collina rivolto al golfo di Baia è occupato da resti archeologici disposti su terrazzamenti che formano il Parco Archeologico di baia, portato alla luce nel 1941. Si tratta di un grande complesso di edifici destinati probabilmente a residenza imperiale; purtroppo l’assenza delle terrazze inferiori del complesso, sommerse dal bradisismo o in parte ancora non scavate, rende difficile la lettura di uno dei più grandi nuclei archeologici flegrei. L’area è divisa in tre settori: a sud il settore di Venere, con le terme e il tempio, al centro quello di Sosandra, a est quello di Mercurio. Le terme di Venere sono centrate su una grande sala termale con copertura a semicupola. Di questo complesso faceva parte anche la grande aula circolare fuori del parco archeologico, quasi sulla banchina del porto, nota come Tempio di Venere. Le terme di Sosandra si sviluppano su terrazze scenografiche con un portico inferiore, un teatro-ninfeo, ambienti residenziali, con passeggiate e giardini porticati, da immaginare adorni  di mosaici, statue, pitture. Il complesso termale di Mercurio prende il nome dalla grande sala con volta a cupola, dove riecheggia l’eco. Poco a nord del parco, visibile dalla strada, il Tempio di Diana  ( III sec. d.C.), cosi chiamato da una serie di rilievi marmorei con figure di animali, è una grande sala termale ottagonale. Nella splendida cornice del Castello Aragonese (costruito nel ‘400, forse sulle rovine di una dimora di Nerone e ristrutturato successivamente in età vicereale) ha sede dal 1993 il Museo Archeologico dei campi Flegrei, che accoglie materiali di baia, Miseno e  Pozzuoli. Dalle terrazze della fortezza si gode di un panorama indimenticabile , con lo sguardo che può spaziare su tutto il Golfo di Napoli. Al piano terreno è allestito il complesso architettonico e scultoreo del Sacello degli Augustali di Miseno, tempietto di età Augustea  ( I sec. d.C.) dedicato al culto imperiale. Della struttura restano il frontone e le statue di vespasiano e Tito, oltre alla  bronzea statua equestre di Domiziano (quando Domiziano fu ucciso, al suo volto nella statua fu sostituito quello di Nerva, suo successore). Al piano superiore, lo straordinario complesso del Ninfeo di Punta Epitaffio (il capo che chiude a est il golfo di Baia) è esposto in un allestimento che ricostruisce l’ambiente originale, destinato ad ospitare sontuosi banchetti. Sommerso a causa del bradisismo fu trovato durante scavi subacquei degli anni Settanta: un triclinio rivestito da marmi e decorato da statue che raffigurano  l’episodio dell’ubriachezza di Polifemo. Ulisse e un suo compagno offrono il vino al ciclope (la cui statua è perduta). Due statue di Donisio e varie statue-ritratto di personaggi della famiglia imperiale completano il gruppo. Un’altra preziosa sezione del museo raccoglie le statue e le decorazioni architettoniche provenienti dagli scavi del Rione Terra a Pozzuoli. Interessante la sezione dei Gessi di Baia, frammenti di calchi utilizzati per riprodurre statue famose, ritrovati in quella che doveva essere una bottega di scultori baiani specializzati nella decorazione delle sontuose ville della costa. Nei pressi del castello Aragonese  vi sono i cosiddetti “Fondi di Baia”, antichi vulcani oggi spenti. Tra Baia e Miseno, Bacoli è costruita sulla città romana di Bauli. Nella parte più alta della cittadina si trova un grandioso impianto di cisterne a due piani detto cento Camerelle (I sec. a.C.). La cisterna superiore a pianta rettangolare è divisa in quattro navate; quella inferiore è una rete complessa di cunicoli scavati nel tufo. Nei pressi del porticciolo di Marina Grande vi è la cosiddetta tomba di Agrippa, più probabilmente una villa marittima romana. Una sottile fascia costiera separa dal mare una laguna salmastra, il lago Fusaro , formando un eccezionale ecosistema dove vengono allevati pesci e molluschi. Nel lago, su un isolotto unito alla terraferma da un ponticello, sorge il settecentesco Casino Reale, grazioso edificio rococò di Carlo Vanvitelli.

Capo Miseno

il nome deriva dall’araldo di Enea, del quale secondo la leggenda il promontorio sarebbe l’immenso sepolcro  – fu scelto dai romani in età augustea per sostituire il “Porto Julius” di Baia ormai insabbiato in questo porto era di stanza la principale flotta militare romana. Dalla cima del promontorio di Miseno, raggiungibile attraverso un sentiero naturalistico, si gode una vista spettacolare sull’intero Golo di Napoli. Su questo altopiano sorgeva la villa romana di Caio Mario, nella quale morì l’imperatore Tiberio. Da una parte del mitico promontorio c’è la baia, dall’altra il lago Miseno (detto anche “Mar Morto” per le sue acque poco profonde), una laguna costiera congiunta al porto da una foce e al mare da un canale che attraversa la grande spiaggia di Miliscola. Dell’antica città restano i ruderi delle Terme pubbliche e il Sacello degli Augustali, dedicato al culto imperiale (ricostruito nel Museo Archeologico dei Campi Flegrei). Ma il monumento di Miseno di maggior effetto è sicuramente la Piscina Mirabilis, un immenso serbatoio per il rifornimento della flotta, scavato nel tufo e con le valvole sostenute da quattro fili di pilastri. Il grandioso spazio, vuoto e silenzioso, illuminato da una fioca luce, emana oggi una straordinaria suggestione. Miseno è anche un’importante stazione balneare molto apprezzata, sopratutto dai bambini che possono sguazzare in tutta sicurezza sui fondali bassi di morbida sabbia ed offre inoltre, sopratutto durante il periodo estivo, molteplici possibilità di ristoro al turista (bar, ristoranti, etc). All’uscita di Bacoli la strada si arrampica su Monte di Procida, una delle località più panoramiche dell’area flegrea. Da ogni punto si gode di una veduta bellissima, che si affaccia sul golfo di Pozzuoli con il Vesuvio e il monte Faito all’orizzonte, su Ischia e Procida.